La Regina Skuma e le Sirene di Taranto

La Puglia e in generale tutta la Magna Grecia sono inesauribile fonte di miti sulle Sirene, soprattutto nella loro versione risalente alla Classicità di cui abbiamo già parlato in precedenza ma che, è bene ricordare, prevede la Sirena nella forma di donna-uccello.
Questi esseri mitologici sono sempre legati all’amore e alla morte, alla bramosìa e alla distruzione fisica e mentale dell’incauto uomo che si avvicina loro, ma non questa volta.
Sul lungomare di Taranto, all’altezza della cortina di scogli, due figure in cemento marino che ritraggono le Sirene ed, essendo di epoca moderna, sono raffigurate con la coda di pesce, opere dello scultore Francesco Trani.
La leggenda di Skuma è abbastanza verosimilmente legata alle vicende greco-italiche del Golfo di Taranto (Taras è stata fondata nell’VIII secolo a.C. e fu l’unica colonia degli Spartani) ma ha subito uno slittamento temporale che l’ha portata ad adattarsi alle epoche successive fino alla nostra e viene raccontata in entrambe le versioni, sia ricordata come un accadimento di un tempo mitico, sia come una storia successa uno o due secoli fa.
Si narra che una coppia di sposi, una bella e giovane fanciulla ed un pescatore, vivevano nella città magnogreca, o pugliese, a seconda di quando il testimone che vi narrerà la storia voglia ambientare la vicenda; dato che la ragazza era spesso sola a causa del lavoro del marito, un aristocratico ne conquistò il cuore a furia di regali e gentilezze.
La donna si sentì in colpa fin da subito e confessò l’accaduto al marito che, con tutta calma perdonò la moglie e l’invitò l’indomani a seguirlo nel suo giro in barca, lei ci andò e, lontano dalla costa, venne gettata con forza in mare, non sapendo nuotare affogò.
Le Sirene che ormai erano abitanti stabili delle acque del Golfo, accorsero immediatamente in aiuto della ragazza che era ancora viva! La tennero con loro e la chiamarono Skuma (Schiuma di mare), era talmente bella e aggraziata che divenne la loro regina ma il marito fin da subito si era amaramente pentito del folle e rabbioso gesto e ogni giorno andava con la sua barca sul luogo della tragedia piangendo la moglie uccisa.

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Sarebbe andato avanti per il resto della sua vita se le Sirene non avessero ribaltato la sua barca e non l’avessero portato al cospetto della Regina Skuma nel suo palazzo sul fondo del mare. Quale meraviglia! Sua moglie era viva, non tutto era perduto! Le Sirene non erano dello stesso avviso e avrebbero voluto uccidere il malvagio umano ma Skuma decise di risparmiargli la vita e venne ricondotto in superficie.
Ormai l’aveva vista e doveva riportarla a casa per vedere compiuta la sua redenzione, subentra a questo punto un altro essere dai poteri magici che la tradizione medievale ha voluto che fosse una fata, nella tradizione magnogreca sarebbe potuta essere stata una ninfa, che gli dice l’unico modo per portare indietro sua moglie: dovrà cogliere il fiore di corallo bianco custodito nel giardino delle Sirene.
Anche la giovane voleva tornare in superficie proprio perchè aveva perdonato lo sciagurato consorte e solo per questo l’uomo riuscì nell’impresa di accordarsi segretamente con lei, distrarre le sirene con la sua barca piena di gioielli d’oro (mi chiedo dove l’avesse preso essendo solo un pescatore, ma il mito magnogreco è stato così tanto modificato nel tempo da aver incorporato elementi del tutto estranei o aver subito cambiamenti ed omissioni nel passaggio da tradizione orale a tradizione scritta. La versione raccontata a Taranto dice che comprò i gioielli con tutti i suoi risparmi, la cito per dovere di cronaca) e far prendere alla stessa Regina Skuma il fiore per portarlo alla fata.
La leggenda a questo punto si fa confusa, la fata avrebbe generato un’onda per mezzo di questo rarissimo fiore di corallo che avrebbe spazzato le Sirene, in altre versioni avrebbe ucciso per errore risparmiando solo la Regina Skuma.
Rimasta completamente sola, Skuma decise di prendere i voti monastici e di tornare ad ogni luna piena, malinconicamente, sul luogo della sua perdita più grande, sperando di vedere tornare il suo amato dal mare.
A Taranto è presente il Castello Aragonese (che ovviamente si affaccia sul mare) ed una delle sue torri si chiama Torre della Monacella e, leggenda o verità, si dice che questo nome sia legato proprio alla parte finale di questa leggenda; se fosse vero ci darebbe un indizio sulla datazione di questa versione della storia in quanto la struttura risale alla fine del Medioevo, è del 1486! Quindi sarebbe coeva o successiva.

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Sicuramente ha subito molte influenze di epoca medievale ma potrebbe realmente affondare le sue radici più indietro nel tempo al tempo in cui le Sirene, emigrate dal Mar Egeo, sarebbero venute a stabilirsi nel cuore del Mediterraneo insieme ai mercanti, ai guerrieri e agli intellettuali greci che avevano portato con sé le loro storie.
O più semplicemente la cultura delle Sirene nell’Italia del Sud è così tanto radicata da aver più volte nei secoli successivi alla colonizzazione greca, portato alla creazione di leggende di questo genere, come una fucina sempre attiva volta a rendere eterne queste affascinanti figure mitologiche.

 

Arianna Santini

 
Foto di tarantomagna.it 
viaggiareinpuglia.it

Giasone e le Sirene, la soluzione di Orfeo

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Ricorderete tutti il mito di Giasone e gli Argonauti, salpati alla ricerca del Vello d’Oro che rubarono a Re Eeta grazie all’aiuto di Medea, la maga figlia del Re; un viaggio fantastico che si intreccia con la storia d’amore tra l’eroe e colei che ha permesso la riuscita dell’impresa.
Il mito è molto ricco e complesso, come nell’Odissea, sia il viaggio di andata che il viaggio di ritorno toccano molti temi e molte terre, i personaggi reali-verosimili e fantastici si susseguono a ritmo incalzante e perfino la grande storia d’amore si trasforma in un’immane catastrofe colorata di vendetta e rancore.
Il viaggio di Giasone in alcuni punti si sovrappone a quello di Odisseo e in entrambi troviamo gli eroi confrontarsi con il problema delle Sirene che all’epoca infestavano i mari e che costituivano uno tra i maggiori problemi dei naviganti.
Giasone le incontra nel viaggio di…

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Giasone e le Sirene, la soluzione di Orfeo

Ricorderete tutti il mito di Giasone e gli Argonauti, salpati alla ricerca del Vello d’Oro che rubarono a Re Eeta grazie all’aiuto di Medea, la maga figlia del Re; un viaggio fantastico che si intreccia con la storia d’amore tra l’eroe e colei che ha permesso la riuscita dell’impresa.
Il mito è molto ricco e complesso, come nell’Odissea, sia il viaggio di andata che il viaggio di ritorno toccano molti temi e molte terre, i personaggi reali-verosimili e fantastici si susseguono a ritmo incalzante e perfino la grande storia d’amore si trasforma in un’immane catastrofe colorata di vendetta e rancore.
Il viaggio di Giasone in alcuni punti si sovrappone a quello di Odisseo e in entrambi troviamo gli eroi confrontarsi con il problema delle Sirene che all’epoca infestavano i mari e che costituivano uno tra i maggiori problemi dei naviganti.
Giasone le incontra nel viaggio di ritorno, dopo essere stato in Colchide e aver conquistato il Vello d’Oro e si sa e glielo confidò anche Chirone il Centauro, le Sirene possono essere sconfitte solo con l’aiuto di una grande intuizione che stavolta venne da Orfeo che per salvare i compagni di viaggio, presso gli scogli dove vivevano le Sirene, un luogo particolarmente periglioso per la navigazione, da qui la sua mitizzazione.
Tali Sirene,  Molpe ed Aglaophonos, agghiaccianti donne-uccello, secondo la tradizione Classica dell’iconografia della Sirena, cominciarono subito a cantare per irretire i marinai della nave Argo ma anche Orfeo lo fece e suonò la sua lira, così dolcemente e con tale veemenza che i compagni di viaggio furono distratti e perfino le Sirene si fermarono ad ascoltarlo; solo il marinaio Bute non resistette e si gettò in mare per raggiungerle poiché aveva continuato a percepire solo il loro canto, non ascoltando assolutamente Orfeo.
In suo aiuto arriva Afrodite che, forse è poco noto, è nemica giurata delle Sirene, il motivo è molto discusso e quello più verosimile è che tali donne alate si siano consacrate al voto di verginità, fatto sta che Bute viene salvato e anche il suo viaggio può continuare.
Il destino delle Sirene è presto detto, dopo questa prova fallita morirono, prima l’una e poi l’altra, uccidendosi.
Torna il tema delle prove da superare, tema che percorre tutti i poemi e la maggior parte dei miti, anche in questo caso c’è la gara delle arti del canto e della musica tra un uomo (anche se in parte divino) e creature la cui natura è ibrida e sicuramente partecipante del mondo dello straordinario e del mito.
Apollonio Rodio ci parla di questa esperienza con tali creature incantevoli e raccapriccianti nel III a.C. Nel suo Le Argonautiche, ma nel IV d.C un illustre anonimo compone Le Argonautiche Orfiche dove la storia è narrata in prima persona direttamente da Orfeo

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Esther Williams, la prima Sirena del Cinema

Spentasi nel 2013 a 91 anni, Esther Jane Williams è stata ribattezzata “La Sirena di Hollywood”.
Attrice e campionessa di nuoto dei Los Angeles Athletic Club, alla vigilia della II Guerra Mondiale si stava preparando per partecipare alle Olimpiadi, ma lei e il resto del Mondo dovette rinunciarci.
Lavorava come commessa in un grande magazzino quando venne notata da un agente della Metro Goldwyn Mayer
Deve il suo successo alla moda degli acqua-musical, a partire dal suo debutto nel 1942 con Andy Hardy’s Double Life (La doppia vita di Andy Hardy) e con la pellicola he la consacrò e che tutti nel Mondo emerso conoscono, Bathing Beauty (Bellezze al Bagno) del 1944.
Non aveva la coda da Sirena ma era innegabile il suo rapporto simbiotico con l’acqua nella quale realizzava meravigliose coreografie di nuoto sincronizzato, rese ancora più spettacolari dagli sfavillanti costumi e le particolarissime cuffie ricche di fiori di gomma, valorizzati dai riflessi dell’acqua e soprattutto dall’avanguardia della pellicola a colori che si stava affermando.
I film nei quali recitò furono quasi tutti a tema con il suo essere la Sirena del cinema, oltre a quelli già citati ricordiamo:
Su un’isola con te (On an island with you) del 1948
Neptune Daughter’s (La figlia di Nettuno) del 1949
La Sirena del circo (Texas Carnival) del 1951
La Ninfa degli Antipodi (Million Dollar Mermaid) del 1952
Nebbia sulla Manica (Dangerous when wet) del 1953 dove nuotò con Tom e Jerry (in quegli anni cominciavano i primi esperimenti di integrazione della pellicola con l’animazione )
Nel suo Nebbia sulla Manica, Esther Williams si lanciò in mare aperto da un trapezio a 30 metri d’altezza e in un altro film si lanciò da un elicottero incinta del terzo figlio.
I timpani della temeraria atleta-attrice scoppiarono ben sette volte durante la sua carriera cinematografica ed ebbe anche un incidente sul set del film
La ninfa degli antipodi, in cui durante un tuffo si lesionò tre vertebre.
Alla fine della sua breve ma intensa carriera, decretata dalla fallimentare uscita di
Jupiter’s Darling (Annibale e la Vestale) del 1955, la Williams cominciò una nuova vita diventando insegnante di nuoto per bambini ciechi.

Rum e Sirene

Avevamo già parlato dell’acqua minerale Caleys in merito all’adozione dell’immagine della Sirena nel brand, ma non è finita qui, nel Mondo e nel corso del tempo sono state molte le case produttrici ad aver utilizzato il misterioso fascino abissale delle Sirene per promuovere il proprio prodotto e in molti casi si è trattato proprio di bevande, più o meno alcooliche.
L’azienza produttrice di Rum, Martini, ha fatto creare dai propri artigiani del gusto e della qualità, ben due cocktail, il Blue Mermaid Martini e il Sapphire Martini, scopriamone insieme le ricette

Blue Mermaid Martini

-45ml di Gin
-30ml di Blue Curacao
-15ml di Vermouth bianco secco
-15ml di soda al limone
-ghiaccio
-zucchero semolato per guarnire
-mezza fettina di limone e qualche mirtillo per guarnire

versare un po’ di acqua in un piattino, inumidire il bordo del bicchiere da Martini e immergerlo immediatamente in un altro piattino sul quale avrete disposto dello zucchero.
Versa tutti gli ingredienti nello shaker e agita per alcuni secondi; versa il liquido nel bicchiere precedentemente decorato, completa con mezza fettina di limone e qualche mirtillo.

Sapphire Martini

-2 parti di Gin
-1/2 parte di Blue Curacao
-Ghiaccio
-Ciliegia candita

Mettete i cubetti di ghiaccio nello shaker, versatevi sopra gin e blu curacao, shakerate e filtrare in una coppetta da cocktail precedentemente raffreddata, aggiungere una ciliegina per decorare.

Con lo scoccare del nuovo millennio c’è stato un grande ritorno dell’immagine della Sirena nelle etichette, spesso disegnata in stile vintage, non raramente raffigurata come una pin up, come possiamo vedere nel secondo ordine di etichette da me raccolte.

La scelta della casa produttrice Martini (nata nel 1863) è legata indissolubilmente alla tradizione pubblicitaria italiana curata dai maggiori esponenti del movimento Futurista, in questa sede vediamo una cosa diversa in quanto entrambi provengono da un tempo diverso rispetto al ventennio fascista, ma rendono perfettamente l’idea del movimento nelle sue due diverse espressioni, quella più morbida e quella più dura, differenziate nelle forme dei soggetti la cui resa si interfaccia con i diversi momenti storici di realizzazione, che potremmo definire pre bellico e post bellico.
Scelta ovvia, da sempre il binomio Rum-Pirati, è stato un automatico riferimento alle Sirene che “infestavano” i mari dei Caraibi, terra dove il Rum viene prodotto.

Si pensa che la prima distillazione del Rum fosse avvenuta ai tempi di Marco Polo e che il nostro viaggiatore l’avesse assaggiato in Iran, dove era stato utilizzato lo zucchero indiano per confezionare tale bevanda.
Possiamo parlare di una certa e documentata produzione londinese nel XV con le canne da zucchero provenienti dalle Americhe, questa produzione si spostò poi nel luogo di origine della materia prima, i Caraibi, nel XVII secolo per la scoperta casuale che fecero alcuni schiavi impiegati nelle piantagioni: il processo di raffinazione dello zucchero prevedeva la melassa come sottoprodotto e questa, fermentando, ovviamente poteva diventare alcool ed ebbe grandissima popolarità nel Nuovo Mondo.
Il Rum stordiva marinai e pirati quanto il canto delle Sirene e, di entrambi, non avrebbero mai fatto a meno.

Rusalki: le Sirene della mitologia slava

I racconti della mitologia slava costituiscono un corpus favolistico immenso la cui origine si perde nella notte dei tempi, quei popoli hanno conservato la loro memoria da sempre, tanto che si dice che alcune risalgano fin dai tempi neolitici anche se ovviamente è impossibile dimostrare tale stratificazione culturale, ma rimane comunque un bello spunto di riflessione.
Il loro tramandare è esclusivamente orale poiché la scrittura venne introdotta solo con la cristianizzazione e quindi anche la mitologia ci è arrivata tramite il filtro missionario, ma abbiamo anche poche cronache di epoca romana che ci parlano soprattutto di miti di fondazioni e delle storie del loro dio Stetovid e dei suoi sottoposti.

Nei laghi e nei fiumi di queste terre vivono delle bellissime donne, fate o demoni, in ogi caso esseri misteriosi e pieni di fascino, con lunghi capelli e gli occhi di un verde intenso e magnetico, spesso si presentavano nude ma altre volte erano abbigliate di bianco e avevano corone di fiori intrecciati sulle loro teste, di notte uscivano dall’acqua per ballare e di giorno per starsene sedute sui rami degli alberi che si sporgono verso le acque.
Spesso sono descritte come donne dalla coda di pesce e quindi possiamo annoverarle a pieno titolo tra le Sirene.
Rusalki non si nasce, si diventa, si tratta infatti degli spiriti delle donne uccise per annegamento dai loro amanti e mariti o suicide nei corsi d’acqua, ma ben più grave era il caso in cui una donna ci si imbatteva nel loro corteo notturno poiché al suo ritorno a casa avrebbe trovato il “marchio” sulla porta di casa, una ghirlanda di fiori che indicava quale sarebbe stato il loro destino e l’obbligo di abbandonare la propria famiglia.
Come tutte le Sirene, anche le Rusalki amano cantare e lo fanno per attirare i ragazzi che si avvicinano ai loro fiumi per farli annegare, ma potevano anche ucciderli con il loro sorriso.

“Rusalka” è un’opera teatrale del 1901, rappresentata per la prima volta in Italia nel 1993, che parla proprio di loro, il compositore, Jaroslav Kvapil, ci racconta una bellissima fiaba romantica in chiave musicale che trae ispirazione anche da “La Sirenetta” di Andersen, traslandola nell’entroterra est europeo, ricco di magia; il mio è un invito alla lettura, alla ricerca di tale opera che vi affascinerà come i nostri classici Disney, con una sfumatura più tragica che scoprirete sul finale, poiché c’è solo un modo per un umano innamorato, di congiungersi alla sua bella Sirena.

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Tessalonica di Macedonia, la Sirena sorella di Alessandro Magno

Tra le Sirene più illustri che la storia ricordi, possiamo annoverare Tessalonica di Macedonia, la sorellastra di Alessandro Magno, una donna che ebbe una grande importanza per questo rapporto familiare con alcuni tra gli uomini più potenti dell’antichità e che ebbe tre figli che divennero tutti sovrani e sui quali lei ebbe una certa influenza.

Ma com’è possibile che la sorella di Alessandro Magno fosse una Sirena?
Una leggenda molto in voga al tempo, narrava che il sovrano Macedone fosse in cerca dell’immortalità e che la trovò nelle acque di una fontana e con il liquido raccolto tornò a casa e bagnò i capelli di Tessalonica che, molto affezionata al fraello, quando egli morì cercò di togliersi la vita gettandosi il mare perchè il dolore era troppo grande, ma on l’acquisita immortalità, non ottenne l’effetto desiderato ma si trasformò in Sirena e continuò a vivere sotto queste sembianze.
Ora, essendo la leggenda di tradizione ellenistica, le Sirene di cui si parla non erano ovviamente le donne-pesce perchè di tradizione medievale , si tratta invece della rappresentazione più antica di tali esseri che per il loro canto assimilate a degli uccelli col volto di donna, quindi dobbiamo immaginarcela così.
In realtà neanche questo rapporto di amore fraterno viscerale è reale, poiché i due si sono visti solo sporadicamente, secondo le fonti, in vita e quindi che una sorellastra si uccidesse per il dolore della morte di un fratello che a stento conosceva, è un comportamento esasperato e utile solo a fondare la leggenda.
Ma la storia non finisce qui perchè Tessalonica, col pensiero sempre rivolto al fratellastro defunto, si pone a guardia delle coste Egee e pone sempre la stessa domanda ai marinai, “É vivo il Re Alessandro?” e la risposta giusta per passare doveva necessariamente essere “Egli vive e governa!”, altrimenti la nave si sarebbe infranta sugli scogli e i marinai sarebbero morti, come una novella Sfinge-Scilla.

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Lamantini e Dugonghi: le vere Sirene

Vi siete mai chiesti da dove deriva l’immagine tipica della donna-pesce?
Eccola qua! I prosperosi e affettuosi lamantini e i dugonghi sono gli “antenati” delle Sirene come le conosciamo oggi.
Mammiferi di grandi dimensioni della famiglia dei Trichechidae (i Lamantini) e dei Dugongidae (i Dugonghi), le due specie differiscono principalmente per numero di vertebre e per la forma della coda, arrotondata per i primi e biforcuta per i secondi.
Sono animali che vivono in acqua salata, con forti legami sociali interbranco e che per respirare salgono in superficie, quindi è stato facile avvistarli per gli equipaggi che in ogni tempo hanno solcato i mari.
Le femmine sono dotate di seni posti nella parte alta del torace con i quali allattano il cucciolo ponendosi in posizione supina e tenendolo con le pinne anteriori come se fossero braccia umane per tenerlo vicino a sé e per facilitargli l’assunzione del latte.
Attualmente i Dugonghi sono diffusi solo tra Oceano Indiano, la costa Est dell’Africa, Australia, Indonesia e poche comunità in Cina ed è nel SE Asiatico che questi animali venivano e vengono utilizzati nella medicina tradizionale per creare pozioni d’amore (con le loro lacrime) o per produrre amuleti contro la sfortuna (con le ossa).
I Lamantini nella parte opposta, la costa Ovest dell’Africa, i Caraibi e delle comunità d’acqua dolce in Amazzonia; in Florida molti di loro in novembre perdono la vita per le collisioni con le imbarcazioni e il governo di questo stato ha istituito “Il mese del Lamantino”, animale molto amato che in quel mese migra verso Sud alla ricerca di temperature più miti
Il collegamento con la tipica immagine della Sirena è immediato, tanto che l’ordine di mammiferi al quale entrambe le specie appartengono è proprio quello dei Sirenidi; un’abitudine emblematica di questa sovrapposizione è quella di sollevarsi sulla coda in acque basse, ma non basta, infatti le pinne anteriori ossee e formate dalla fusione delle cinque dita ancora distintamente visibili.
Cristoforo Colombo parla di loro nel suo diario di bordo in termini poco lusinghieri, infatti, convinto di aver avvistato un gruppo di sirene nuotare di fronte alla sua nave, afferma che non fossero affascinanti come quelle del mito poiché troppo poco femminili rispetto alla sua aspettativa.animals-about-to-drop-album-photos-40-58aeeb6fbd826__700

 

 

Mami Wata: Mother Water, Sirena, Dea, donna e uomo del Voodoo

Mamma Acqua, il nome più chiaro possibile per questa divinità acquatica Ghanese, Mother Water, Mamy Water, Mami Wata.
Divinità delle acque marine, Mami Wata si manifesta come una Sirena e il suo culto abbraccia alcuni stati costieri che si affacciano sul Golfo di Guinea, le sue prerogative sono principalmente legate alla fertilità e a tutto ciò che riguarda il mondo dello spirito e del corpo femminile.
Questa divina sirena dimora sul fondo del mare in una città bella oltre l’immaginabile ed è possibile incontrarla e vivere in tale posto, ma ciò ha un costo e questo è la morte, solo in questo modo è possibile“vivere negli abissi più profondi.
Chi decide di non vivere insieme a lei nel suo palazzo sottomarino, torna nel suo mondo coi vestiti completamente asciutti e con un nuovo bagaglio di consapevolezza, più belli e addirittura più ricchi, sintomi del superamento di una prova che li ha fatti tornare cambiati, nell’ottica di un’iniziazione.
La morte, vera o rituale, è la condizione necessaria a raggiungere un punto più elevato dell’esistenza, la vicinanza alla divinità e al mondo del sovrannaturale.
Mami Wata è una Dea polifunionale, è aperta alla stipulazione di patti e racchiude in sé molti dei difetti solitamente attribuiti alle donne dalle varie società di appartenenza: vanità, avidità e attaccamento al denaro, gelosia, libertinismo e ambiguità sessuale (inoltre talvolta si presenta anche in forma maschile), prepotenza e irascibilità.

Durante la grande stagione umana di importazione, a partire dal 12 Gennaio 1510 (lo sappiamo perchè è in questa data che il governo Francese ufficializzò la tratta ma le navi negriere già erano cariche e partirono immediatamente) di schiavi da quello specifico punto dell’Africa fino alle Americhe, gli sfortunati viaggiatori forzati portarono con loro anche le divinità e nel corso del tempo capirono che avrebbero potuto usare il loro potere come arma contro l’oppressore bianco e i suoi crimini (o almeno questo è ciò che, in un’accurata opera di propaganda antivoodoo, è stato fatto credere per demonizzare questa nuova cultura con antichissime radici e i suoi praticanti) e queste 18 tribù dell’Africa occidentale si unirono spiritualmente mettendo insieme le loro similitudini e diedero vita alla religione sincretica del Voodoo (più vicina di altre, dello stesso ceppo, alla cultura Africana del Golfo vera e propria).
La loro fede era l’unica cosa che possedevano e ciò che li univa rendendoli forti della propria identità e rendeva i loro animi sempre pronti alla rivalsa, ma nel 1685 una legge del corpus del Codice dei Negri, sancì la condizione d’illegalità della professione della propria religione, imponendo a queste persone il battesimo, chiunque non si fosse sottoposto a tale rito, sarebbe stato imprigionato e spostato, separato dal proprio gruppo verso nuova destinazione, nel caso in cui fosse stato un sacerdote a non convertirsi, sarebbe stato ucciso.
Gli Africani non si arresero mai.
Fin dalla prima generazione, presero a riunirsi sulle montagne per preservare la loro identità e capirono che l’unico modo per farla sopravvivere, sarebbe stata mascherare le loro divinità da santi e funzionò.

Come si inserisce Mami Wata in questo articolato schema di corrispondenze?
Non è specificato con precisione e a mio avviso sarebbe inesatto limitare una forma divina inserendola in un parallelismo chiuso con un’altra, sarebbe banale assimilarla ad una Gran Madre o una santa specifica, Mami Wata è Mami Wata col suo serpente attorno al collo e non per forza deve essere stata rielaborata in un’accezione positiva per essere fatta accettare dai bianchi, infatti tale dea è stata assimilità ad una serva del Diavolo e la religione cattolica non ha mai rifiutato l’esistenza di tale potenza, quindi a Mami Wata venne permesso di esistere.
La sua forma di donna-pesce potrebbe essere successiva alla sua più antica rappresentazione che non è riportata da alcuna fonte, ma in virtù della sua altra manifestazione, il serpente, e del suo campo d’azione che è quello delle acque, è stato automatico conferirle tale forma. Suggestiva e fantasiosa è la teoria secondo la quale sia dovuta alla vista delle polene delle navi che sicuramente transitavano ed attraccavano in Africa Occidentale, tra il XVI e XIX secolo: queste solitamente avevano forme femminili e talvolta erano proprio Sirene e ciò può aver condizionato l’osservatore e aver creato l’immagine della sua divinità.
L’ipotesi che ritengo più verosimile o anche solo più accattivante, ci fa fare un salto indietro nel tempo al 1887, quando la cultura indiana già pubblicizzava in tutto il mondo le sue meraviglie e in Nigeria apparve il manifesto de
The Snake Charmer, lo spettacolo di un’incantatrice di serpenti, Nala Damayanthi; l’artista era circondata di serpenti e abbigliata riccamente, non sarebbe potuta essere che lei il volto della dea!
Mami Wata ha la pelle chiara, “la bianca venuta dal mare” e una folta chioma scura, in alcune raffigurazioni invece appare con la pelle scura, probabilmente ad immagine e somiglianza della musa dell’artista e quindi si diffonde in entrambe le varianti senza che questo possa costituire un problema formale. Nala Daayanthi era indiana (nata in Francia), questo spiegherebbe anche il perchè Mami Wata nasce come divinità dalla pelle bianca o almeno più chiara rispetto ai suoi adoratori africani.

Talvolta si manifesta come completamente umana e molti giurano di averla vista aggirarsi nei mercati, in forma di uomo o di donna, carica di gioielli, per soddisfare la propria vanità; le sue effigi e i suoi altari riflettono questa caratteristica, è infatti raffigurata in modo quasi barocco.
Il culto può essere anche collettivo ma Lei preferisce trattare con i propri fedeli singolarmente, ha una corte di adepte chiamate
Mamissi che in alcuni periodi dell’anno portano collane al mare per purificarle in acqua e trasmettere la loro carica positva alle proprietarie.
I devoti indossano abiti bianchi e rossi a sottolineare la spiccata natura duale della dea, maschio e femmina, benevola e capricciosa, dea della fertilità e dispensatrice di morte; la danza sfrenata fa parte del rito e adora ricevere doni preziosi, cibi e bevande, per esempio è circa mezzo secolo che la Coca Cola è entrata a far parte della ritualità ufficiale di questa ed altre divinità.
La sessualità è una prerogativa fissa di Mami Wata, tanto nel versante Africano che in quello Americano, ma non soltanto dal punto di vista fisico perchè ciò a cui lei ambisce nel rapporto con i suoi adepti, sono fedeltà e discrezione, infatti impone che essi non parlino con gli altri dei loro incontri, in cambio concede ricchezza e felicità.

Mami Wata concede anche la guarigione dai malanni più vari e da gravi patologie, viene spesso incolpata di questo genere di problemi di salute, ma ha a cuore chi si cura del suo culto e si prodiga per il benessere degli umani.

Mami Wata subisce vessazioni anche in epoca moderna, viene infatti, con mia enorme sorpresa, ancora demonizzata e i suoi adepti osteggiati in un ritrovato fervore antivoodoo, inaspettatamente in ambito Europeo, incolpando velatamene il culto di incentivare la prostituzione.

Murgen, …Santa Sirena!

Una storia di Sirene parzialmente italiana, Murgen, la “nata dal mare”, vive in una conchiglia tra Calabria e Sicilia e predice il futuro nella notte tra il 24 e il 25 gennaio.
Non sono riuscita a trovare moltissimo su questa particolare sirena e il riferimento ai giorni che mi è venuto in mente è solo la festa delle Feriae Sementivae che sanciva la fine della stagione della semina e la divinazione non è estranea a questo tipo di attività, ci si voleva rassicurare circa l’andamento positivo del raccolto ma il collegamento risulta un po’ forzato dato che la sua funzione, secondo la leggenda, era quella di predire l’arrivo delle tempeste ai pescatori, quindi sarebbe più corretto collegarla all’arrivo della stagione in cui il mare è più pericoloso.
L’altra interpretazione riguardo l’origine, verte sulla somiglianza tra il nome della Sirena e quello della ben più nota Morgana che in virtù della sua natura sovrannaturale, non è escluso sapesse predire il futuro.
In nome Murgen ricorre anche al di fuori del territorio italiano, lo menziona J.L. Borges nel suo Manuale di Zoologia Fantastica (1967), ci racconta di come, nel VI secolo, fu pescata una sirena lacustre in Irlanda del Nord, nei pressi di Belfast. La donna-pesce era in grado di parlare nell’idioma corrente e raccontò di come si era trasformata in Sirena dato che quella non era sempre stata la sua forma ma la assunse vivendo nel mare in seguito alla perdita degli amati genitori.
I pescatori non ebbero pietà di lei e la imprigionarono per esibirla in una tinozza nelle fiere di paese ma un essere del genere, liminale, andava in qualche modo “ordinato” all’interno del mondo civile e venne perciò battezzata come Murgen.
La Sirena, che già aveva 300 anni, un giorno morì in circostanze che non sono state riportate dal Borges, si sa invece che in seguito alla sua dipartita le furono attribuiti una serie di miracoli, per questo venne dichiarata santa e diventò Santa Murgen, la prima santa Sirena.