Ningyo, le Sirene giapponesi

Questa leggenda ha origine nella zona centro-sud del Giappone nel XVII secolo (periodo Edo), più precisamente a Wasaka, nell’odierna prefettura di Fukui che estende la sua influenza sull’isola più grande dello Stato, un territorio verdeggiante ma prevalentemente montuoso, che si affaccia sul Mar del Giappone; un pescatore uscì in mare aperto e si imbattè in una Ningyo, letteralmente, una donna-pesce, che si trovava su di uno scoglio, lui senza pensarci due volte la arpionò e la uccise.
Sulla strada di casa l’uomo si pentì di aver compiuto un tale atto e la ributtò nel mare dal quale era venuta, ma da quel momento, per diciassette giorni, una tempesta si abbattè sulla costa e a questa fece seguito un terribile terremoto che distrusse e fece sparire nelle viscere della terra, il villaggio di Otomi. Questo venne interpretato come la volontà vendicativa del Dio del Mare, infuriato per la morte della Sirena, perchè così possiamo definirla, che era anch’essa una divinità marina per la cultura giapponese.
Un’altra versione della stessa leggenda, narra che il pescatore non rigettò il corpo della Ningyo nel mare, ma lo portò a casa e lo cucino invitando a casa i suoi amici ad assaggiare quella particolarissima ed insolita prelibatezza, ma uno di loro andò per caso in cucina e vide che tra gli scarti della pulitura del pesce, c’era una testa umana, allora avvertì gli altri uomini invitati a non mangiarne, di riporre i bocconi nella carta e di buttarli sulla strada del ritorno verso la loro abitazione, ma uno non fece come era stato stabilito, portò la carne a casa e la diede da mangiare a sua figlia.
Non fu subito chiaro quali effetti avrebbe avuto la carne di una divinità sul corpo umano e nell’immediato non successe nulla alla bambina che anzi, crebbe sana e forte, ma ad un certo punto della sua esistenza smise di invecchiare e visse fino ad ottocento anni.

Riferendosi ad alcuni testi di epoca Edo, potremmo ricostruire l’aspetto della Ningyo non come quello della Sirena medievale occidentale, ma piuttosto si trattava di una vera donna-pesce, ossia un pesce dalle squame dorate con il solo viso di donna, ma con la bocca da scimmia e con dei piccoli denti aguzzi da pesce; talvolta erano munite di corna che non necessariamente identificano i mostri della cultura giapponese come demoni, nell’accezione europea del termine, ma piuttosto indicano quanto tale personaggio sia connotato dal sentimento della rabbia.
Il primo avvistamento di un essere con tali caratteristiche, risale al 619 d.C ad Omi, nella prefettura di Shiga, ma avendo, la creatura, un volto umano, non venne interpretato come un segno negativo, ma al contrario, un evento di buon auspicio da celebrare, ma ancora questo essere non aveva ricevuto il nome con il quale lo conosciamo.
Le Ningyo hanno una voce squillante simile al verso delle allodole al mattino o al suono di un flauto e le testimonianze di chi ha avuto la fortuna o la sciagura di averci a che fare, assicurano che siano in grado anche di emettere suoni simili al pianto umano, ma che, al contrario, non sappiano parlare; non ci sono notazioni sull’utilizzo di tale dono vocale in quanto, come si evince dalle leggende, queste divinità marine non sono in cerca di incauti viaggiatori o marinai, piuttosto il contrario, se ne tengono alla larga, è più frequente l’avvistamento casuale o la cattura accidentale che viene considerata particolarmente infausta e la Sirena viene immediatamente liberata. Talvolta le Sirene vengono trascinate sulle spiagge dalle onde e anche questo è considerato un oscuro presagio, scongiurato dalle preghiere di tutto il villaggio.
Nonostante sia un pericolo per la propria e l’altrui incolumità, è altrettanto vero che la carne di Ningyo è prelibata assicura una lunghissima vita, quindi alcuni pescatori giapponesi non si fanno scrupoli a dar loro la caccia ed assicurano che il momento migliore per avvistarle e per dar loro la caccia, è il momento che precede la tempesta.
Le Ningyo non sono esclusivamente divinità del mare, ma popolano anche i corsi d’acqua montani e i laghi e vengono avvistate tanto nell’acqua salata, quanto nell’acqua dolce.
Tra il 1192 e il 1338 (la datazione è precisa grazie alle fonti che collocano gli eventi durante il Bafuku, la reggenza militare, di Kamakura, la dinastia Shogun del clan Minamoto che ha dato il nome anche alla capitale da loro scelta), nel periodo Heian, sulle spiagge delle prefetture di Akita e Yamagata, vennero avvistate delle Sirene e vennero subito avvertito il governo a Kamakura perchè tale fenomeno avrebbe potuto capovolgere le sorti della vita politica ed infatti fu interpretato come il segnale dell’inizio di un periodo bellico.

Invito i lettori all’acquisto o al prestito bibliotecario, dell’interessantissimo volume “Enciclopedia dei mostri giapponesi” di Shigeru Mizuki nel quale non è contenuta la storia completa della Ningyo come ho cercato di scriverla io con un attento lavoro di ricerca (che non prevede l’uso del copia-incolla), perchè questo autore parla letteralmente di tutti i Mostri giapponesi, che sono tutti esseri divini, e dare un ampio spazio ad ognuno sarebbe stato difficile probabilmente. Questo volume mi piace molto perchè non è prettamente didascalico, anche perchè si tratta di esseri per i quali non esiste una documentazione scientifica, non possiamo dimostrare l’esistenza del “Mostro che lecca la sporcizia che si annida nel bagno” (Akaname), ma possiamo invece conoscere, attraverso la lettura, che è veramente piacevolissima e molto chiara perchè gli Esseri sono disposti in ordine alfabetico ed ognuno ha la sua scheda, ciò che i giapponesi credano nei loro riguardi e la cronaca degli avvistamenti, sia le testimonianze raccolte dal Mizuki, che le sue, perchè tutti in Giappone hanno avuto modo di credere di aver visto almeno un Mostro nella loro vita.
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